Concorso OrtiPerTutti. I vincitori. Il progetto. L’ambizione.

1ST PRIZE COMPETITION "ORTIPERTUTTI" BOLOGNA – WINNER IS “ANÅLOGO + DAVIDE CONSOLATI + PAOLO GUIDOTTO”

Abbiamo il piacere di pubblicare (quasi) in esclusiva un articolo di cui andiamo molto fiere.
Dopo la modifica del RUE, regolamento edilizio, Bologna lancia “Orti per tutti” un concorso per la progettazione di 3 nuove aree cittadine destinate alla coltivazione di ortaggi e alla condivisione di esperienze. Il concorso è stato indetto dall’ordine degli Architetti e ha ottenuto il sostegno dell’amministrazione e di Cersaie e caldeggiava la costituzione di gruppi di lavoro misti composti da professionisti e appassionati di orti. Ha vinto un gruppo di lavoro di Rovereto composto da Massimo Peota e Valeria Zamboni di “anålogo architecture & landscape”+ Davide Consolati + Paolo GuidottoAbbiamo incontrato i brillanti professionsti che ci hanno presento il progetto in formato integrale. Nei prossimi mesi saranno spesso a Bologna per curare la realizzazione delle loro idee come previsto dal bando (http://concorsi.archibo.it/ortipertutti/bando).

1. L’ambizione

 

Il progetto nasce da un attento studio delle aree ortive classiche al fine di migliorarne la fruibilità e la vivibilità. L’obiettivo preposto è quello di scardinare le vecchie logiche con un nuovo approccio di tipo paesaggistico, rendendo quindi il paesaggio la vera matrice del progetto.
Tale visione ha una duplicità di obiettivi:
– da una lato considerare gli orti come elementi di rilevante valenza ecologica allo scopo di creare una micro rete urbana, connessa a quella già esistente, nell’intento di produrre un notevole innalzamento dei livelli di biodiversità all’interno della città a beneficio di tutti i cittadini;
– dall’altro tradurre questi spazi in nuovi luoghi di socialità dove diversi tipi di utenti possono trovare ristoro.
Il progetto quindi abbandona la logica dei tipici recinti inclusivi per dare spazio ad un nuovo impianto aperto, più flessibile, e che esalti l’estetica paesaggistica dell’intervento.
L’impianto proposto è basato su un sistema a fasce nelle quali si trovano sia le parcelle ortive che aree a prato. Questa regola compositiva risulta essere facilmente applicabile a tutti i contesti urbani di progetto (quartiere Navile, Savena, San Vitale) e permette un alto grado di adattabilità a successivi sviluppi e modifiche. Tale struttura è poi servita da una serie di percorsi longitudinali sui quali si attestano i diversi manufatti e arredi.

2. I legami
Avete pensato ai legami, sia tra gli ortolani che con la città.

Il progetto si fonda sull’obiettivo di intessere legami e relazioni forti con il contesto a varie scale. Alla grande scala, i legami con lo spazio urbano si sviluppano nel disegno di nuovi percorsi e nel recupero di quelli esistenti, nella creazione degli ingressi e delle recinzioni a diversi gradi di permeabilità e matericità. Tali operazioni consentono così di ricucire e restituire queste aree alla città di Bologna, non più come semplici spazi verdi ma come veri e propri parchi attrezzati.
Il progetto declina lo sviluppo di relazioni e interazioni anche ad una scala minore, quella cioè umana e sociale. Infatti, con il nuovo progetto, gli spazi dedicati agli ortolani (deposito attrezzi, area compostaggio ecc…) s’intrecciano e si relazionano con gli altri spazi di tipo ricreativo, ludico e didattico presenti all’interno delle aree. Questa mixitè di funzioni permette l’incremento e la diversificazione del tipo di utenza interessata ad accedere alle nuove aree ortive favorendo così lo sviluppo di scambi e interazioni sociali.

3. Gli spot ecologici e la biodiversità. L’eco-follies. A cosa servono esattamente?

L’ eco-follie è una sorta di “installazione di paesaggio”, l’idea nasce da un’analisi ad più ampia scala della città di Bologna.
Se consideriamo l’elevato numero di orti urbani all’intero della città, ci rendiamo conto di come questi, se progettati non solo come particelle ortive, ma come dei veri e propri tasselli verdi, possano incrementare la biodiversità e migliorare la percezione degli orti urbani. Così facendo questi luoghi possono essere vissuti e percepiti come aree a parco.
Da qui l’idea dell’impianto di intervallare fasce ortive a fasce a prato in cui inserire le eco-follies.
L’eco-follies caratterizzano le fasce a prato e possono ospitare: arnie urbane, nidi urbani, grandi esemplari di alberi. Esse inoltre diventano degli elementi fissi, i quali garantiscono la presenza costante aree prative anche in futuro in cui per necessità avvenga un aumento delle particelle ortive.

4.L’impianto tecnologico
Si parla molto di utilizzo del pallet in arredo urbano legato a situazioni di co-progettazione tra pubblico e privato. L’utilizzo del pallet oltre il fascino della moda: pregi e difetti di un materiale di riuso.

I pallet hanno molti vantaggi, sono economici, sono portanti e sono impilabili. Sono come dei mattoncini lego con cui anche i non addetti ai lavori possono divertirsi nel provare le varie combinazioni, e probabilmente per questo sono spesso usati nelle situazioni di co-progettazione.
Nel nostro caso e in questo progetto il pallet è solo una scelta economico-funzionale. I vari manufatti richiesti nel bando dovevano soddisfare esigenze inerenti alla loro manutenzione e/o sostituzione. Facendo un rapido conto economico in fase preliminare ci siamo resi conto che il pallet era l’unico elemento che ci permetteva di mantenere i costi bassi per quanto riguarda i manufatti, permettendoci così di poterci concentrare su altri dettagli che influenzavano molto di più la qualità del progetto.
Nelle successive fasi del progetto sarà uno dei punti che riesamineremo. Con un computo più dettagliato magari potremmo orientarci verso un altro materiale o un’altra tecnica costruttiva mantenendo però l’idea estetico-funzionale prevista.

5. Vi piace Bologna. Presentatevi?

anålogo
Bologna ci piace molto. Io (Massimo) e Valeria abbiamo vissuto per circa un anno a Ferrara appena terminato gli studi a Venezia per un master e quindi eravamo spesso a Bologna vista la vicinanza.
Di Bologna inoltre conosciamo abbastanza bene i movimenti riguardanti le social street e gli altri movimenti inerenti la progettazione partecipata in quanto collaborando e lavorando all’interno degli spazi di coworking di Impact Hub Rovereto ci capita spesso di trattare temi del genere.
Proprio grazie ad Impact Hub Rovereto ci siamo conosciuti con Davide e Paolo. Con Hub abbiamo organizzato un concorso per la riqualificazione di 8 sale di proprietà della federazione delle cooperative Trentine e Davide e Paolo hanno vinto con il loro progetto.
Noi, invece, abbiamo fondato il nostro studio (anålogo architecture & landscape) circa 3 anni fa dopo dopo varie esperienze lavorative in Italia, Austria e Paesi Passi.
Durante questi tre anni in Italia abbiamo cercato di mantenere nei nostri progetti le nozioni che abbiamo appreso lavorando all’estero, soprattutto nei confronti del metodo progettuale, della multidisciplinarità e della qualità del progetto. Da qui la scelta di chiamarci anålogo, nome composto dalle parole greche “anå” (contro) e “logos” (immagine), per poter oltrepassare i limiti della sola immagine all’interno del progetto architettonico, con il fine di offrire un progetto innovativo e sostenibile a misura umana.
I nostri lavori principali si possono raggruppare in due macro tipologie: da un lato stiamo seguendo e abbiamo realizzato diversi spazi di co-working in cui cerchiamo di allestire e configurare questi spazi attraverso metodologie partecipative e applicando ricerche socio-comportamentali; l’altro lato del nostro studio si occupa di progetti paesaggistici, spaziando dalla realizzazione di piccole installazioni e giardini, alla progettazione di luoghi pubblici e alla ricerca sui paesaggi delle infrastrutture.

Davide
Sinceramente non ho avuto molte occasioni di conoscere in modo approfondito la città di Bologna, ma ho avuto la possibilità di partecipare ad alcuni concorsi organizzati recentemente in Emilia Romagna. Mi sono reso conto che, lavorando a quei progetti, mi è nata una certa passione per il paesaggio agricolo emiliano, cosa che mi ha spinto a cogliere subito con entusiasmo la sfida posta dal concorso “Ortipertutti”. Ora non mi resta che analizzare ed imparare a conoscere anche l’ambiente più prettamente urbano di questo straordinario territorio.
Per quanto riguarda il mio percorso professionale, come i miei colleghi anche io mi sono laureato a Venezia. La fase universitaria è culminata in un’importante esperienza a Glasgow (UK) dove, a contatto con il dipartimento dello Urban Design Studio Unit, ho avuto modo di conoscere un nuovo approccio all’urbanistica che ho poi sviluppato nella mia tesi laurea. In seguito ho continuato il mio “Grand Tour” con un tirocinio post laurea presso lo studio di Reiulf Ramstad ad Oslo (Norge). Quest’esperienza mi ha permesso di plasmare la mia indole più prettamente architettonica e costruttiva, nonché di innamorarmi di un modo completamente nuovo di intendere e fare architettura. Tutto il resto, cioè l’ultimo anno o poco più, è il frutto di tutta una serie di lavori fatti in autonomia, in collaborazione con studi di architettura, o con singoli giovani architetti che mi hanno permesso di iniziare a toccare con mano la professione.

Paolo
Mi sono laureato in architettura nella città più bella del mondo… Venezia, circa 2 anni fa. Appena laureato ho trovato lavoro presso uno studio di Bolzano. Periodo che è conciso con la conoscenza di Davide. È lì che abbiamo iniziato a muovere i primi passi all’interno della professione. Abbiamo lavorato su diversi concorsi, cogliendo dei buoni risultati. Tale collaborazione è proseguita poi in uno studio a Rovereto. In seguito, pur lavorando in studi diversi, abbiamo tenacemente mantenuto in piedi la collaborazione. L’anno scorso abbiamo vinto alcuni concorsi a Rovereto e a Belluno. Nel 2014 abbiamo partecipato ad altri lavori avviando una serie di collaborazioni con alcuni studi tra i quali lo studio anålogo di Massimo e Valeria.
La città di Bologna la conosco veramente poco e non vedo l’ora di iniziare la sua conoscenza.

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