Firenze, la community garden nel centro storico

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1000 mq
150 mq di coltura biologica
150 casse di legno
150 ampolle di terracotta per la sub-irrigazione
12 varietà di alberi da frutto incluse specie antiche
1 albero dell’energia, alimentato con pannelli solari
1 igloo di bambù
… e poi anche la zona relax, 6 compostiere
chi se ne occupa?  i cittadini del quartiere.

Renzi a ‘Orti diPinti': “Non c’è spreco maggiore dello spreco di spazio” Il sindaco di Firenze all’inaugurazione del Community Garden (18 ottobre 2013): “Questo spazio prima era come se non ci fosse. Gli spazi di una città non vanno costruiti, vanno recuperati che è una cosa diversa”
Video: http://www.firenzetoday.it/video/matteo-renzi-inaugurazione-orti-dipinti.html

Orto-giardino biologico situato nel centro storico di Firenze in Borgo Pinti. 76.
Chi lo sostiene

Associazione Community Garden, Comune di Firenze, Assessorato all’Ambiente, Quartiere 1, Cooperativa Barberi. Sponsor: Eleonore Rangger, A.I.L.O, Coldiretti Toscana, L’Ortofruttifero giovani piantine,
Consorzio Agrario Firenze. Sponsor tecnici: Quadrifoglio, Punta allo Zero, Terriccio Pratiko, Humus Bio&Logico, Casba A+2 (arredo in plastica riciclata), Slow Water (per le ampolle), Vivai Belfiore (alberi frutto antichi), Vivaio MondoRose, Frank Wasser, Frush [Design Sostenibile]

Chi l’ha ideato

Giacomo Salizzoni, architetto bolognese da 20 anni a Firenze, guerrilla gardener per passione e presidente dell’associazione Community Garden. Per questo progetto ha appena vinto il Premio Galileo.
www.guerrillagardener.it
www.facebook.com/giacomo.salizzoni

Giacomo, parlaci dello spazio…

“L’idea è nata dal desiderio di creare un orto condiviso, o community garden, cercando di migliorare uno spazio urbano in stato di abbandono. Mi sono messo alla ricerca di uno spazio idoneo, centrale, vicino al mio studio. Appena ho individuato questa macchia rossa, sulla mappa, mi sono precipitato a vedere cosa fosse.
Ho poi conosciuto quelli che l’avevano in uso. Ho scoperto che si trattava di una pista di atletica in disuso: l’istituto BARBERI, che offre attività ricreative a una 40ina di ragazzi tra i 18 e 35 anni con difficoltà. Ho presentato la mia idea che hanno accolto con entusiasmo: l’idea di fare un orto. Ma chiaramente non avevano soldi per farlo!”

Quindi la ricerca di fondi?!

“I primi sono giunti dall’associazione AILO, americana, che ha creduto fin da subito nel progetto mettendoci 3000 euro. Poi la Coldiretti, con 2000 euro. L’Ortofruttifero Pacini ha donato 4000 euro di piante biologiche eccezionali e continuerà a rifornirci. Sono poi arrivate due filantrope austriache, Eleonore e Nina Rangger che con altri 10.000 euro di materiali (casse e pallet) ci hanno dato la possibilità di partire.
Infine io stesso ho devoluto 5000 euro di tasca mia, senza contare due anni di lavoro al progetto, per arrivare fino a qui.”

E la partecipazione?

“L’abbiamo costruita! Le persone si sono lasciate coinvolgere in un secondo tempo. Quando ho iniziato a portare il materiale all’interno dello spazio, in molti hanno capito che non si stava più scherzando. Ho iniziato dunque a coinvolgere dapprima gli amici, poi altre persone sfruttando il passaparola, i contatti con le università americane, usando la fan-page di facebook (www.facebook.com/communitygardens) e con qualche volantino lasciato in giro nel quartiere. I media hanno dato molta rilevanza alla nostra iniziativa e così ci hanno aiutato a costruire una base di questa “community” che si sta espandendo in maniera esponenziale…”

Qual è il tuo sogno adesso?

“fare dell’orto luogo per conoscersi, per scambiare informazioni e competenze. Voglio creare un luogo di crescita, sia per le piante che per lo spirito, dove l’emarginazione sociale è emarginata fuori dal cancello. Un luogo di pace ma anche di fatica, dove vivono tanti sotto-progetti a tema ambientale e alimentare. Ci sono le possibilità e le volontà di farlo. Il mio sogno è di creare una scuola che fa da scuola ad altre realtà, vorrei che lo spazio diventasse un esempio sostenibile di quello che si può fare con un po’ di sole, di soldi e di abbandono urbano rivitalizzato.”

La proposta di Giacomo (che ci piace un sacco.)

“Questo spazio situato nel cuore di Firenze può essere un modello replicabile in altre aree della città. Sarebbe interessante anche creare un network con altre realtà simili prima italiane, poi europee, infine mondiali. Creare una specie di “tour” verde tra queste realtà potrebbe essere un finale risultato di questa rete di community garden internazionali.”

Un ringraziamento speciale ad Alessandro Menzani, di Gramigna amico e fornitore di fiducia, di ortaggi, di idee e buon umore.

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