P. Musarò: L’Agricoltura trasforma la città (e i cittadini). Le mappe di NYC.

P. Musarò: L’Agricoltura trasforma la città (e i cittadini). Le mappe di NYC.

Per la rubrica “Bologna città degli orti”, oggi incontriamo Pierluigi Musarò, studioso dei processi culturali e comunicativi tra l’Università di Bologna  New York. Pierluigo ci accompagna tra le mappe del verde pubblico e privato che cambiano la pelle di NYC.

Abbiamo il piacere di pubblicare il suo intervento nell’ambito del convegno internazionale tenutosi in occasione di SANA 2013 “Modelli innovativi, a livello mondiale, di produzione, distribuzione e consumo alimentare e diritto ad una sana alimentazione nel segno della sostenibilità ambientale”.

Mappare la città attraverso l’agricoltura urbana:
New York City
Doc integrale
 
 
 

Di seguito la trascrizione dell’intervento:

Più che una semplice panoramica degli orti urbani a New York, che resta l’esperienza pionieristica e tuttora d’avanguardia nel campo dell’agricoltura urbana, vorrei qui esplorare l’agricoltura urbana come nuovo punto di vista per una rimappatura della città e della sua vita.

Nella ricerca sul campo che ho svolto a New York nel 2013, ho indagato i diversi tipi di mappe verdi disponibili, cercando di capire da quali attori vengano prodotte, con quali funzioni ed effetti sulla produzione di immaginari urbani. (I risultati della ricerca sono pubblicati in: Roberta Bartoletti, Pierlugi Musarò, Mappare la campagna in città: immagini tra New York City e l’Italia, in «Sociologia della comunicazione», n. 44, 2/2012)
Per illustrarla, si potrebbe iniziare da qui: Marzo 2009. Michelle Obama inaugura un orto alla Casa Bianca
Eppure, al di là del trend lanciato in mondovisione, Michelle non è stata la prima First Lady ad inaugurare un orto alla Casa Bianca. Il primato dell’iniziativa spetta infatti a Eleanor Roosevelt (mezzo secolo prima). Anche se a quel tempo la denominazione in voga era victory garden, mentre oggi vengono chiamati ironicamente recession garden.

La recessione ha fatto registrare un aumento esponenziale di orti in città: si stima che negli Stati Uniti oltre 43 milioni di persone coltivano un orto in casa. Per inciso, i victory garden sono fioriti durante gli anni della seconda guerra mondiale, come strumenti comunitari per affrontare le carenze di cibo attraverso l’autoproduzione; e non solo in America.

Oggi rifioriscono orti, anche in Europa, e per motivi non esclusivamente legati alla crisi. Rispondendo a bisogni di socialità e di condivisione in nuovi spazi collettivi, di autoorganizzazione e di presa di parola su beni comuni e spazi pubblici, al desiderio di migliorare il controllo sulla provenienza dei prodotti e sulla qualità del cibo che consumiamo, al diffuso bisogno di riconquista di un rapporto con la terra e la natura dentro la città, gli orti urbani diventano luoghi dove si coltivano relazioni umane e ci si sporca le mani immaginando un futuro diverso.
Ma torniamo a New York, dove l’attivismo verde nasce con i community garden nei primi anni ‘70, e si innesta sul movimento ambientalista e sull’attivismo politico degli anni ‘60. Qui la posta in gioco non è più l’autosussistenza, ma la riconquista di spazi di vita, di socialità e di espressione, da strappare all’incuria a cui l’amministrazione cittadina e il mercato immobiliare li avevano condannati.
Ora, considerato che New York é la metropoli con la maggiore densità e con i valori immobiliari più alti degli Stati Uniti, non ci si aspetterebbe di trovare oltre 1000 community garden, la maggior parte dei quali insediati in spazi pubblici.
New York non ha il clima ideale della California o gli enormi spazi vuoti di Baltimora, però gode di particolari vantaggi che la rendono leader nell’agricoltura urbana.
Ad esempio, gode di politiche pubbliche e di infrastrutture volte a supportare l’agricoltura in città. Vanta, inoltre, una larga rete di professionisti che offrono assistenza tecnica, tantissime organizzazioni impegnate nell’influenzare favorevolmente la legislazione pubblica, notevole possibilità di accesso ai capitali d’investimento.
Basti pensare che a New York è nata una Farm School che forma i residenti nel settore dell’agricoltura urbana. E il primo Urban Farm Incubator che supporta gli aspiranti agricoltori affinché possano individuare le risorse necessarie per il successo dei loro progetti.
La peculiarità storica e sociale e la ricchezza di risorse pubbliche e private di questa metropoli si coglie subito osservando le mappe disponibili online.

http://oasisnyc.net/map.aspx

Una delle mappe più ambiziose disponibili online e’ questa – denominata Open Accessible Space Information System (OASIS).
Come recita lo stesso titolo, si tratta della fonte più ricca di mappe di comunità relativa all’ecosistema di New York City. OASIS si propone di raccogliere e condividere le risorse esistenti in un sistema informativo aperto e accessibile. Si tratta di una mappa onnicomprensiva divenuta rapidamente una vera e propria piattaforma informativa pubblica, infatti i dati sono gestiti con un sistema GIS..
Tra le diverse mappature possibili grazie al progetto OASIS, segnalo lo “Stewardship Mapping and Assessment Project”, una funzione che permette di visualizzare sulla stessa mappa i diversi soggetti della società civile di New York insieme alle infrastrutture verdi che si trovano nelle vicinanze della loro sede o del luogo di realizzazione delle loro attività. Si tratta di una sovrapposizione di mappe (che a oggi include oltre 600 gruppi) che grazie alla geolocalizzazione incentiva la presa in carico e la pianificazione del bene comune attraverso la collaborazione tra amministrazione pubblica e società civile.

http://gardenmaps.org/

http://gardenmaps.org/: Interessante è anche la mappa dei community garden sviluppata da Green Thumb – il programma municipale che a essi offre supporto – in collaborazione con GrowNYC, organizzazione non profit. Le due organizzazioni hanno sviluppato una mappa di orti comunitari, che contiene molteplici categorie. Leggibile e “calda”, grazie a questa mappa è possibile visualizzare, per ogni giardino, una serie di informazioni relative alla presenza di murales o sculture, la possibilità di compostaggio, gli eventi, la produzione alimentare, etc. Il sito web contempla inoltre la possibilità di auto mappare il proprio giardino, invita a partecipare nella gestione di uno dei community garden esistenti, oppure a crearne uno nuovo, e fornisce informazioni utili su dove reperire utensili per il giardinaggio o corsi di formazione, rinviando ad altri siti.

https://596acres.org/en/

Lungo una direzione simile si muove un progetto di “guerrilla art” sviluppato da 596 Acres un gruppo di attivisti che si propongono di stimolare la creazione di nuovi orti urbani svelando l’alto numero di lotti pubblici vacanti. Il nome si riferisce appunto alla quantita’ di vacant lot presente a Brooklyn. Si tratta di una “grassroot map” che incoraggia i residenti e le organizzazioni locali a re-immaginare i loro quartieri e prendersene cura direttamente, supportandoli nel processo di negoziazione con l’amministrazione municipale.

 

 

Un’altra organizzazione non profit impegnata nel mettere in contatto gruppi di residenti e aziende agricole locali è Just Food. In questo caso le mappe, divise per distretto, permettono di localizzare i tanti gruppi di acquisto solidale presenti a New York. Cliccando sul gruppo segnalato dalla mappa, si ottengono una serie di informazioni utili.
Una mappa simile ma focalizzata sui mercati locali di cibo biologico e a kilometro zero è la Greenmarket Map prodotta sempre da GrowNYC. Per quanto la mappa non sia interattiva, ha il merito di essere chiaramente leggibile e ben dettagliata sulla localizzazione dei mercati locali, gli orari e i giorni di svolgimento, la possibilità di portare i propri rifiuti per il riciclo (ad esempio di pile, batterie, vestiti) o per il compostaggio, indicando anche in quali mercati si accettano i buoni pasto (food stamps).

Potrei citare tantissime altre mappe interessanti, ad esempio questa di Falling Fruit, una mappa degli alberi da frutto nei territori pubblici, che promuove il consumo di questo cibo altrimenti dimenticato e sprecato.

Piuttosto, concludo segnalando due notevoli studi che mirano a far comprendere il ruolo cruciale che l’agricoltura può giocare nel più vasto ambiente urbano. Si tratta di due ricerche multidisciplinari – una sviluppata dalla Columbia University e l’altra da 2 soggetti privati – che hanno coinvolto nel monitoraggio ben 700 orti e giardini pubblici. Nelle ricerche, i dati numerici sono corredati da fotografie, mappe e grafici, miranti a far comprendere i benefici e le potenzialità dell’agricoltura urbana ai molteplici stakeholder della città. Documentazione resa più incisiva dallo sviluppo di una serie di indicatori sull’impatto sociale, economico, ecologico e sanitario dell’agricoltura urbana, anch’essi illustrati graficamente e orientati sia a costituire un framework euristico sulla misurazione dei benefici dell’agricoltura urbana, sia a rafforzare le raccomandazioni conclusive della ricerca: una vera e propria roadmap per far sì che l’agricoltura divenga parte integrante e permanente del paesaggio e della governance urbana.
Dunque, osservata attraverso queste mappe, la vita urbana assume un’altra fisionomia.
Salute pubblica, accesso al cibo sano, verde urbano, qualità dell’aria e dell’acqua, sviluppo economico e partecipazione comunitaria: negli orti urbani confluiscono tutti questi elementi!
Per i residenti in città, l’agricoltura rappresenta una possibilità concreta e accessibile per coinvolgersi direttamente nelle questioni legate alla provenienza e sicurezza del cibo, per ricongiungersi con un sistema alimentare percepito come alieno, ma anche per contribuire allo sviluppo di un ecosistema urbano più sostenibile e al contempo produttivo.

 

 

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