Il Guerrilla Gardening è un movimento?

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Foto di Isabella Conserva dei Giardinieri Sovversivi (Roma)

Abbiamo chiesto ad un componente del gruppo Terra di Nettuno di condividere con noi le riflessioni che hanno animato la tavola rotonda della seconda giornata del Raduno Nazionale di Guerrilla Gardening tenutosi a Bologna lo scorso fine settimana.
La tavola rotonda si è svolta a porte chiuse ma Gramigna è stata gentilmente ospitata. Grazie! :)

 

 

Non c’è niente di meglio per affinare la conoscenza di chi si è che mettersi di fronte alle identità degli altri. Il concetto, ce ne rendiamo conto, è banale, ma forse lo diventa un po’ meno se esso resta vero anche quando l’incontro avviene tra persone che condividono un’idea, un progetto, persino un nome: guerrilla gardeners.

La tavola rotonda che ieri ha aperto la seconda ed ultima giornata del raduno nazionale del guerrilla gardening italiano (http://guerrillagardening-italia.blogspot.it/) è stata a nostro avviso un esempio straordinario di come le differenze si apprezzino maggiormente quando sulla carta (o, per uscir di metafora, sul web) tutto sembra piuttosto uniforme.

Il rapporto con le istituzioni, tra desiderio di stabilire collaborazioni fruttifere e volontà di non diventare strumenti di campagna elettorale, il dilemma etico di fronte ai tentativi di cooptazione da parte di iniziative commerciali, il confine labile tra azioni di protesta e cittadinanza attiva: tutti questi temi sono centrali e spesso critici per gli attivisti, eppure essi sembrano spesso restare invisibili ai numerosi giornalisti che, anche in questa occasione, hanno mostrato interesse per il movimento.

Il raduno è stata l’occasione per parlare approfonditamente di tutte queste questioni, scoprire le differenze ideologiche e metodologiche che animano il guerrilla gardening italiano e che lo rendono un insieme variegato, e per questo vivo, di gruppi e singoli. La parola “movimento”, che abitualmente viene impiegata per nominare le pratiche di giardinaggio non autorizzato, deve in questo senso essere pensata come designante una doppia mobilità: transitiva, verso l’esterno, perché mira a produrre una trasformazione, ma anche riflessiva, cioè mobile internamente, perché una forza agente è monolitica solo quando esiste qualcuno a comandarla. Ecco che, perché un’esperienza collettiva diventi un movimento, è necessario non solo che provochi differenza nel mondo, ma anche che sappia trasformare in vitalità la differenza che lo abita. Ieri crediamo di aver fatto un passo in questa direzione.

E per finire qualche parola sul metodo. Terra di Nettuno ha deciso di tenere questa parte della due giorni di raduno a porte chiuse: volevamo che fosse un luogo protetto, per poter parlare liberamente, e così è stato. Si è discusso, anche calorosamente, come sempre avviene quando si tiene a ciò che si dice, ma ognuno ha potuto mostrare la propria differenza senza che il confronto giungesse a ledere la dignità dei partecipanti. Eravamo una cinquantina e non c’erano portavoce. Eppure non ci sono state sovrapposizioni, nessuno ha dovuto alzare la voce per farsi sentire. In un paese in cui l’immagine condivisa dell’agone politico è quella offerta dai dibattiti televisivi, nei quali le idee rimangono inerti, soffocate dalla spettacolarizzazione del conflitto, la tavola rotonda di ieri è stata un’esperienza quasi sorprendente.

Per informazioni e contatti:

guerrillagardeningitalia@gmail.com

terradinettuno@gmail.com

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