Da Ulisse a Tarkovski, siamo tutti agrinauti

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E’ sabato 25 maggio, ora di pranzo. Mentre Gramigna sta progettando l’allestimento dell’angolo di Piazza Re Enzo che ospiterà Vinicio Capossela per l’ultima giornata del Festival sul Turismo Responsabile, si chiacchiera tra ortolani sulle abitudini alimentari di Ulisse e degli abitanti del mediterraneo di 4000 anni fa. Quello che è certo è che anche nell’Odissea al buon cibo sono strettamente legati i sentimenti umani più positivi come felicità, amore, ospitalità, vitalità.

Fabio: “Avete presente il pomodoro di Tarkovski?” … e così parte la caccia ai semi del pomodoro di Solaris, tra isole e universo, alla ricerca di ITACA.

Se Yuri Gagarin (1961) è il primo uomo nello spazio, Valentina Thereskova (1963) la prima donna a volare e Neil Armstrong (1969) il primo uomo a posare il piede sulla luna, è però Viktor Patsayev (1971) il primo agricoltore spaziale , il primo agrinauta dello spazio.

Il suo “orto” si chiamava OASIS e volava con lui sulla Salyut -1: un piccolo quadrato di serra attaccato alla carlinga dell’astronave. I rapporti della missione dicono che lui ogni sera scivolava verso l’orto e lo annaffiava. Patsayev usava dire ai suoi colleghi: “Questi sono i nostri animali domestici”. “Sono il nostro amore” è la risposta quasi da presa in giro di Volkov, il suo compagno di viaggio che come lui morì al rientro. Si tratta dello stesso Volkov – Ucraino – dal quale ha preso il nome il pomodoro “inventato” in Ucraina e che appunto si chiama Cosmonaut Volkov.

Già dalle origini del volo spaziale si era pensato di fare accompagnare ogni cosmonauta da una pianta che aveva semplicemente il compito di riprodurre ossigeno. Poi si scopre con la prima missione di Patsayev che è proprio il benessere psicologico l’elemento che maggiormente rende interessantel’esperimento. Da allora in ogni missione, un micro-orto accompagna i cosmonauti. Sulla Salyut-4 (1975-75) si coltiveranno piselli e cipolle. Nel 1977 gli agronauti si troveranno ad affrontare l’intero ciclo dal seme alla pianta.

Una curiosità. L’immaginario sovietico non si lascia perdere questo aspetto: anche Tarkovski nel suo Solaris ci mostra una piccola pianta, un pezzo del pianeta terra che rivisto oggi ricorda il destino della piantina di Wall-E, noto film GREEN della Pixar. Trovata all’interno di un frigorifero perso tra le tonnellate di rifiuti minerali, una piccola piantina compie un viaggio a fianco del protagonista – robottino WALL-E e dopo una lunga odissea nello spazio verrà piantata sul pianeta Terra per fare ripartire la vita vegetale e umana.


Fabio Fornasari è un architetto-artista noto per le sue realizzazioni museali. Ha realizzato il Museo del Novecento in Piazza Duomo a Milano, assieme all’architetto Italo Rota. L’anno scorso ha “occupato” i sotterranei delle Terme di Caracalla e in questi giorni è al Tempio di Romolo del Foro Romano. Fabio è un artista dai grandi occhi che sono specchio dell’anima, ama spaziare dal design alle architetture virtuali, dalla fotografia alla ricerca in campo artistico, da Bologna allo spazio.

Ma in pochi conoscono il lato bucolico di Fabio, che adora raccogliere e catalogare semi, impastare, scoprire, sperimentare, giocare con la natura. Fabio e Roberta la sua compagna, hanno un orto e noi abbiamo l’onore di averlo in mappa!

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