Urban farming in New York City

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La Grande Mela è ricca di orti e di community gardens.

Dec 10, 2012 5:30 PM – 8:00 PM

Il nostro (sempre) giovane sociologo, professore, yogi del profondo meridione, di adozione bolognese, si diverte a studiare il fenomeno da un punto di vista esterno. Che ruolo hanno gli orti nella contemporanea cultura statunitense? e newyorkese? Pierluigi Musarò ne parla @ New York University  il 10 dicembre in “Green Imaginaries: considering the relationship of urban agriculture, visuality and public policies”.

Poniamo un paio di domande a Pierluigi Musarò.

1. Caro Pierluigi, confessa, hai subìto anche tu il fascino di Michelle che imbraccia la zappa e dà vita all’orto della Casa Bianca, grazie anche all’aiuto di piccoli americani in erba?

Michelle Obama ha inaugurato l’orto della Casa Bianca il 20 marzo 2009 con il desiderio di infondere nelle figlie l’amore per l’alimentazione corretta e per testimoniare l’impegno nella campagna per la lotta all’obesità. Le immagini televisive della First Lady che coltiva frutta e verdura hanno fatto il giro del mondo. Con gli Stati Uniti nel bel mezzo di una recessione economica come quella attuale, molti altri individui e comunità hanno rapidamente seguito il suo esempio.
Eppure, al di là del trend lanciato in mondovisione, Michelle non è stata la prima First Lady ad inaugurare un community garden alla Casa Bianca. Il primato dell’iniziativa spetta infatti a Eleanor Roosevelt, che ha anticipato Michelle di ben 55 anni. Anche se a quel tempo la denominazione in voga era victory garden, e rispecchiava la mole di progetti legati all’agricoltura urbana fioriti durante gli anni della seconda guerra mondiale, come strumenti comunitari per affrontare le carenze di cibo attraverso l’autoproduzione.

2. Da osservatore della società, cosa ti attrae del fenomeno delle community garden?

I community garden sono parte integrante della moderna cultura americana, sin dal 1890. Inizialmente progettati per coinvolgere immigrati, bambini e poveri, con i disagi connessi alle guerre mondiali e alla Grande Depressione la partecipazione al giardinaggio di comunità è divenuta universale. Si tratta di pratiche che lungo tutto il diciannovesimo secolo hanno costituito un approccio per affrontare i problemi legati alla congestione urbana, all’immigrazione, all’instabilità economica e al degrado ambientale. Nel corso della storia, gli orti scolastici e i giardini coltivati collettivamente negli spazi vuoti delle città hanno visto alterne vicende secondo il diverso clima sociale, ambientale ed economico del paese. Divenuti pratica diffusa durante la seconda guerra mondiale, i community garden hanno perso d’appeal nella decade successiva per poi ritornare in auge nei primi anni ‘70, innestandosi sul movimento ambientalista e sull’attivismo politico degli anni ‘60, per affrontare il degrado sociale e ambientale delle metropoli americane che vedevano i prezzi alimentari salire alle stelle durante la crisi economica. Risale infatti a questi anni l’esperienza pionieristica che ha dato impulso alle molteplici forme di attivismo verde a New York e in molte altre città nordamericane, inaugurando una nuova stagione per gli orti urbani negli Stati Uniti, dove la posta in gioco non è più l’autosussistenza o la socializzazione di gruppi sociali marginali, ma la riconquista di spazi di vita, di socialità e di espressione, da strappare all’incuria a cui l’amministrazione cittadina e il mercato immobiliare li avevano condannati.

Da qui prende le mosse la conferenza organizzata da Pierluigi Musaro’ presso Institute for Public Knowledge dove si trova in qualità di visiting, presente anche Roberta Bartoletti dell’università di Urbino,  ortista, sociologa, donna appassionata di comunità, web e partecipazione.

Diversi studiosi internazionali si confronteranno con ricercatori, attivisti e polici makers di NYC, con un occhio di riguardo a quelli che oggi vengono chiamati recession garden. La recessione del 2009 ha fatto registrare un aumento nazionale del 19% di questi orti urbani, considerati come luogo ideale per lo sviluppo e l’empowerment della comunità. La crescita di orti comunitari negli Stati Uniti nel corso degli ultimi tre decenni ha trasformato il modo in cui gli americani interagiscono con il loro cibo, la comunità e l’ambiente (secondo la National Gardening Association, nel 2009 un milione di famiglie statunitensi hanno partecipato al giardinaggio di comunità, mentre oltre 33 milioni di persone coltivano un orto in casa).

“Green Imaginaries: considering the relationship of urban agriculture, visuality and public policies” è la conferenza che si terrà il 10 dicembre presso la New York University – Institute for Public Knowledge (20 Cooper Square, 5th Floor; New York, NY 10003) un confronto focalizzato su New York, sull’agricoltura sviluppata in questa metropoli, e sulle politiche che la supportano.

Urban agriculture is part of a movement which is gaining attention in many cities across the world. Awareness of the potential benefits of urban agriculture is increasing, along with a desire to participate directly to this social experiment full of symbolic meanings. (si legge nella descrizione dell’evento)

A New York si registra il numero più elevato di coltivazioni urbane e di conseguenza molti altri fenomeni, come quello della ricchezza di mappe prodotte.
Questo il progetto su cui Pierluigi e Roberta stanno lavorando e che, speriamo, porteranno presto a Bologna.

Gramigna sta invadendo New York City!

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